I primi segnali, della palpabile emergenza sociale che avvolge il paese, iniziano a palesarsi. A Bologna il drammatico tentativo di suicidio di un artigiano, soccorso tempestivamente da un passante: rischia la vita. Befera: “Siamo molto dispiaciuti”. Una classe dirigente di inetti che dà più peso al denaro che alla vita umana. Continua a leggere
La questione lavoro genera nel governo un continuo piagnisteo, condito da minacce (più o meno velate) e lamentele di vario genere che ci restituiscono un esecutivo incapace dal punto di vista amministrativo e impreparato da quello mediatico. Anche SuperMario è sempre pronto a cantar dolori per incutere paura negli ormai rassegnati sudditi del sistema delle caste. Ma c’è un’emergenza sociale a cui un governo di privilegiati non può prestare ascolto. Continua a leggere
Un ex Marò del San Marco, oggi direttore di un’agenzia di Contracting, si confessa e ne ha per tutti: per i politici, per la diplomazia, per gli indiani. E ne ha anche per i due marò prigionieri delle forze di Nuova Delhi… Continua a leggere
Le lodi bipartisan dirette ai componenti dell’esecutivo della sobrietà e del buon governo si infrangono dinnanzi all’ennesima caduta di stile della first lady di Intesa Sanpaolo. Continua a leggere
Sembra di commentare una scena del capolavoro del Maestro Kubrick, Full Metal Jacket. Un ”incidente particolarmente spiacevole”, secondo il comando USA, è accaduto nella provincia di Kandahar. Un militare che soffriva da tempo di una forma di esaurimento nervoso ha fatto una strage di civili in Afghanistan (anche se alcune testimonianze parlano di un gruppo di militari ubriachi) Continua a leggere
Il numero uno di Mediaset paventa licenziamenti, se l’attuale tendenza del mercato pubblicitario non sarà invertita. Con uno sforzo considerevole di “tutti”…. Continua a leggere
Il movimento degli autotrasportatori siciliani non blocca la propria protesta. Occupata l’aula di una commissione all’ ARS. E i manifestanti minacciano di bloccare le raffinerie. Continua a leggere
La firma di “Libero”, “Il Riformista”, e “Il Foglio” consegna al suo blog un pensiero contro l’usanza tutta italiana di applaudire ai funerali. Ma a ben vedere, gli altri non stanno meglio di noi…
Una bara. Dentro potrebbe esserci chiunque. Un militare caduto in guerra, un sacerdote che si è opposto alla mafia, un cantante che ha interpretato i nostri sogni. Chiunque. Dinnanzi alla morte, in fondo, siamo tutti uguali.
Il feretro lascia la chiesa, dove la comunità dei fedeli ha espresso il proprio cordoglio, nel corso della cerimonia funebre. Lascia la chiesa, in uno scroscio incessante di applausi. C’è chi dice sì. C’è chi dice no. Filippo Facci è tra questi.
Tendenzialmente potrei anche pensarla come l’autore dell’articolo, benché non consideri l’applauso come il motivo principale per vergognarmi di essere italiano (la classe dirigente è ampiamente avanti…), così come espresso dalla penna di Libero e tante altre testate.
Non ricordo di aver applaudito ad un funerale ma se l’ho fatto era per sfogare quella rabbia di non poter più prendere con quelle mani il caro estinto. Nel battere quasi con ferocia quelle mani, c’era tutta la voglia di abbracciarlo, toccarlo, fargli sentire col tatto l’affetto che provavo per lui. Sarebbe certo auspicabile un raccoglimento meditativo, ma in fondo il dolore si vive in maniera estremamente personale. Come la spiritualità: è intima ed interiore e nessuno deve permettersi di criticarne gli aspetti.
Pensiamo anche al funerale del marine citato dall’autore: se qualcuno applaudisse i funerali diventerebbero due, dice giustamente Facci. E con essi raddoppierebbero anche i funeral party.
Perché loro usano così, bevono alla salute del trapassato. A rigor di logica, dovremmo considerarlo un orrore perché troppo distante dalle manifestazioni canoniche del dolore. Veniamo da una storia che ci ha consegnato le prefiche, professioniste del dolore esibito. Eppure a nessuno verrebbe in mente di scomodare la storia per criticare l’usanza di pagare qualcuno che piange un morto.
Come dire, sulle ali di quel frastuono il nostro beniamino (musicale, cinematografico, religioso) raggiunge il buon luogo che noi tutti speriamo ci sia dopo la morte.
Tra le tante libertà che mancano, godiamoci almeno quella di poter soffrire per i nostri defunti nella maniera (legittima e civile!) che riteniamo più opportuna. Non vorremmo che Supermonti tassasse pure il dolore funerario. Che poi, un applauso, fa male solo ai detrattori di colui al quale è diretto. Ed ai bambini che dormono in chiesa, tra le braccia dei genitori…
E’ Andrea Rognoni, dai microfoni della radio delle Camice verdi, a dissacrare il momento del dolore di milioni di fan del compianto Lucio Dalla e ad esprimere giudizi “stucchevoli” sulle poesie del cantore bolognese. Continua a leggere