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Archivio per maggio 2007

La retorica fotografica


L’uso di figure retoriche è spesso guardato con sospetto da chi si occupa di fotografia nonostante sia innegabile che alcuni accorgimenti possono conferire ad una immagine quel “TONO” che ogni fotoamatore cerca guardando dentro un viewfinder. Metafora, metonimia, iperbole, antonomasia, sineddoche sono rinvenibili in tantissime immagini.
Talvolta ho come l’impressione che sia l’occhio, in sua totale autonomia, ad essere retorico.
Se volessi precisare il concetto, potrei dire che parlo di “Effetto retorico” come di quella particolare commistione di elementi che riescono a comunicare un “quid” che va oltre il significato dei singoli soggetti ritratti. Un esempio che offre un richiamo all’arte pittorica, riuscirà a far luce. Sicuramente chi mi legge, avrà presente il “Grido” di Edvard Munch. Quel quadro dipinge l’angoscia stralunata di un personaggio in primo piano. Più che dipingerla, rappresenta quell’angoscia, ce ne offre una fetta. Materializza una sensazione.
Chiunque abbia scattato il più banale dei paesaggi con cascata, ha voluto ritrarre l’acqua che scorre? O forse voleva leggervi la serenità che il luogo e gli elementi, metaforicamente, provano a trasmetterci?
Magari non vi siete mai resi conto che, scattando una fotografia ad una massa di rifiuti depositati lungo le vostre strate, avete lanciato la vostra personalissima invettiva contro l’amministrazione comunale.
Il rispetto di regole non canoniche può rivelarsi di grande aiuto, ma da solo non può garantire il successo di una immagine.

L’immagine denominata “SALVO” non è di quelle cui sono affezionato.
Non c’è nulla di peggio che uno scatto cui non ci si affeziona.
Tuttavia una analisi più attenta farà risaltare alcuni elementi che me la fanno apprezzare. Le persone alle spalle del personaggio principale sono incuranti della performance che si consuma poco distante da loro. Fin qui non sono riscontrabili elementi di particolare interesse. Ma ad un esame più attento vediamo che c’è un’ altra spettatrice disinteressata. Si trova alle spalle del nostro aspirante Knofler e guarda da un’altra parte.
E’ impietrita, manco fosse di marmo!
Ma questo non impedisce alla fronte del nostro chitarrista di corrugarsi al punto di mostrare chiaramente una sorta di ics. Il cielo è pallido, come spesso accade a Berlino. Come resistere, dinnanzi ad un invito del genere?
Il click si impone. Un raro esempio di fortuna compositiva.
Giochiamo sul banale. L’ultima foto pubblicata, denominata ironicamente “Uno tra tanti” , ritrae un mimo. Per antonomasia, un soggetto abbigliato a quel modo non può non essere Dante.

L’immagine


L’immagine, nella sua essenza primordiale, è percezione. Solo quando questo primo passaggio viene a compiersi potremo dire che la stessa diventa sensazione. Nel momento stesso in cui la sensazione viene assimilata, l’immagine ha probabilmente compiuto il suo processo e viene gettata in pasto alle nostre passioni: è innegabile che una raffigurazione possa essere più o meno gradita al nostro occhio. Qualcuno una volta disse che l’immagine che non conquista il nostro sguardo per almeno quattro secondi, è una immagine che ha fallito il suo scopo. Affinchè una foto possa guadagnare la nostra attenzione è logico che debba possedere alcuni elementi che sono in grado di chiamare in causa la nostra capacità di giudizio. Il bilanciamento, la composizione, la luce, la tecnica, sono tutti elementi che possono contribuire al successo di una immagine. Ma probabilmente ciò che in definitiva può più d’ogni altra cosa attrarre il nostro occhio, è il soggetto.
Il soggetto è quell’ elemento dell’immagine su cui si è concentrato lo sguardo del fotografo al momento dello scatto. Paradossalmente e cacofonicamente potremmo asserire che il soggetto è esso stesso un… oggetto.
Personalmente credo che la ricerca debba spingersi oltre le banali considerazioni su “cosa pùò essere soggetto e cosa non può esserlo”. Quotidianamente può capitare di assistere a scene in cui si decantano le arti di questo o di quell’altro fotografo “bravissimo” che compone le sue immagini nel modo consueto, tradizionale. Il risultato, probabilmente, renderà le immagini tutte uguali, identiche, bellissime ma prive di personalità e carattere. Probabilmente queste due ultime caratteristiche non hanno un buon mercato…inutile ricomprenderle nelle foto da studio e in quelle degli album matrimoniali (esempio palese di come debba essere l’attrezzatura fotografica di ognuno di noi…).

Nella mia produzione fotoamatoriale ad esempio, ho riscontrato molte opinioni contrastanti riguardo all’interpretazione di una determinata foto. Il problema principale penso sia riconducibile alla sensibilità con cui ciascuno si approccia ad una determinata espressione dell’altrui creatività.
Ne “Il vecchio sul mare” le opinioni di amici e conoscenti (e sconosciuti che l’hanno valutata su alcune comunità fotografiche) erano contrastanti: da un lato chi riconosceva nel pescatore il soggetto della foto, chi considerava il faraglione al centro un elemento di disturbo, chi lo arrivava a considerare il soggetto principale. Solo una persona riuscì a cogliere la contrapposizione tra l’essenza filiforme del pescatore, e l’imponenza dello scoglio, che in questa immagine si inserisce come elemento di contrasto tra il pescatore e il mare (la natura, i sogni nascosti).
Il soggetto della foto può essere un uomo, un oggetto, un momento.
Ma perchè non si riesce a comprendere quando il soggetto dell’immagine è un’idea?

Uno tra tanti


Un pittore…forse…
Un amico di Bruno Vespa…
Ma che starà leggendo?…

Solocolore


Una foto orrenda di cui salvo solo i colori che sono il vero “soggetto” in quanto entità in grado di catturare lo sguardo.

Venezia


Riconoscibile e banale, ma il fascino di questa città impone scelte discutibili

Tramonto Industriale


Mestre, una zona in corso di edificazione.

I colori di Giorgio all’imbrunire


Ibla


Poscia, nell’ore in cui il sole moriva sull’orlo frastagliato dello spiraglio, il ghigno schernitore di tutte le cose umane sembrava allargarsi sui teschi camusi, e le occhiaie vuote farsi più nere e profonde, quasi il dito della morte vi avesse scavato fino alla sorgente delle lagrime.

Salvo


No, lui non si chiama Salvo. Salvo dal verbo salvare. Nel senso che di questa orribile foto salvo soltanto l’espressione del suonatore che sembra davvero convinto di quello che sta facendo… C’è una velatura di tristezza che rende la foto guardabile…Anche la statua alle sue spalle pare essersi voltata dall’altra parte…per non dire delle persone alle sue spalle.

Onkel Sam


L’espressione sorpresa,stupita di questo simpatico suonatore di Drehorgel…
Ma come fa uno che sembra lo Zio Sam a stupirsi di me, che al massimo sembro Lino Banfi capellone?

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